Battaglia del Little Bighorn 25 Giugno 1876

Il Little Bighorn è un piccolo fiume che confluisce nel Bighorn, affluente del Fiume Yellowstone. Il 25 Giugno 1876 fu teatro di una battaglia che vide la vittoria dei Nativi Americani contro l’esercito degli Stati Uniti guidato dal Tenente Colonnello John Armstrong Custer che perì in quella battaglia. Una vittoria che purtroppo non fermò l’avanzata degli immigrati europei determinati a impadronirsi di quelle terre.

Massacro di Custer a Big Horn, Montana (artista ignoto)

Antefatto

Il Trattato di Fort Laramie (1868) concesse ai Lakota Sioux e ai loro alleati Cheyenne settentrionali una riserva, comprese le Black Hills, nel Territorio del Dakota e una vasta area di “territorio non ceduto” in quello che divenne il Montana e il Wyoming.

Entrambe le aree erano ad uso esclusivo degli indiani e ai bianchi, ad eccezione dei funzionari governativi, era proibito sconfinare.

Nel 1874, la scoperta dell’oro nelle Black Hills indusse gli Stati Uniti a tentare di acquistare le Black Hills dai Sioux, ma la proposta fu rifiutata Gli Stati Uniti ordinarono a tutte le tribù Lakota e Cheyenne di rientrare nelle riserve entro il 31 gennaio 1876. Alcune tribù non accettarono, altre non ne vennero mai a conoscenza e, passata la scadenza, il commissario per gli affari indiani, John Q. Smith, scrisse che “senza la ricezione di alcuna comunicazione da parte di Toro Seduto, non vedo alcun motivo per cui … le operazioni militari contro di lui non dovrebbero iniziare subito”.

Naawada2016, Le guerre Lakota (1854-1890). I campi di battaglia e il territorio del trattato Lakota del 1851 (circa), CC BY-SA 4.0

La decisione di muovere guerra ai Nativi

L’ingiunzione di tornare nelle riserve non solo non fu ricevuta da tutti gli interessati ma soprattutto apparve fantasiosa la richiesta di far spostare le tribù durante l’inverno. Era semplicemente impossibile.

Fatto sta che l’8 febbraio 1876, il generale Phillip Sheridan telegrafò ai generali George R. Crook e Alfred Howe Terry, ordinando loro di intraprendere campagne invernali contro gli “ostili”. Gli “Ostili” erano quei Nativi che, saggiamente, avevano preferito continuare a svernare dove si trovavano.

Il Fallimento di Crook

Il 1* marzo, dunque, il generale di brigata George R. Crook partì da Fort Fetterman per l’Operazione Bighorn con 883 uomini fra cavalleria e fanteria. Scopo dei suoi piani era di sorprendere Cavallo Pazzo nel suo accampamento. Ma quel piano non andò come doveva. Il freddo dell’inverno non dava tregua e il 5 marzo furono bloccati da una tempesta di neve e una parte della spedizione si fermò a Old Fort Reno.

Il 16 marzo lo scout Frank Grouard avvistò un accampamento nei pressi del Powder River. Ricevuta la notizia Crook incaricò il colonnello Joseph J. Reynolds di attaccare il villaggio raggiungendolo con una marcia forzata notturna con 383 uomini. La mattina del 17 marzo si trovarono davanti un modesto accampamento semideserto che provvidero a distruggere ricevendo in cambio un attacco dagli Oglala che si erano rifugiati sulle alture prospicenti l’accampamento. Fu una sconfitta per i Nativi che persero tutti i loro beni ma non fu certo una vittoria per l’esercito U.S.

La Campagna di Crook terminerà il 17 giugno sul Rosebud Creek quando viene attaccato dai Cheyenne e dai Lakota capeggiati da Cavallo Pazzo. Anche questa non sarà una sconfitta ma lo costringerà a ritirarsi dalla Campagna.

La Campagna Estiva

Il 30 marzo 1876 il Colonnello John Gibbon partì da Fort Ellis in Montana. Il suo compito era di sorvegliare le sponde del fiume Yellowstone fino alla confluenza con il Big Horn.

Il 17 maggio il generale di brigata Alfred Terry lasciò Fort Abraham Lincoln in North Dakota. Terry disponeva di 12 compagnie del 7° Cavalleggeri affidate al Tenente Colonnello George Armstrong Custer, due compagnie del 17* fanteria e un distaccamento di cannoni Gatling del 20° Fanteria. A questi si aggiunsero 2 compagnie del 6° Fanteria che formarono un deposito di rifornimenti sul fiume Powder.

Custer veniva da una sospensione disciplinare che lo aveva tenuto fermo per un anno e declassato da generale. Implorò Terry per avere il comando del “suo” 7° cavalleggeri e Terry glielo concesse.

Cavallo Pazzo

I Nativi (Pellerossa)

Col trattato del 1868, Lakota e Cheyenne si trovavano confinati per lo più nel South Dakota dove erano le sacre Black Hills e nell’est del Wyoming. Il trattato parlava anche di territori non concessi che potevano essere occupati per necessità di caccia.

La scoperta di giacimenti d’oro sulle Black Hills, nel 1874, peggiorò molto la situazione. Ci fu un’invasione di coloni in cerca di fortuna che irritò notevolmente i Nativi. Il governo americano dapprima provò ad allontanare i cercatori ma quando il numero divenne insostenibile provarono ad acquistare quei territori. L’offerta però non risultò congrua per le tribù che vivevano in quei luoghi.

I capi Toro Seduto e Cavallo Pazzo rivendicavano i loro territori e non seguirono più le prescrizioni governative diventando i capi della rivolta. Il governo, per parte sua, doveva trovare un pretesto per cacciare gli indiani da quei territori e lo trovò imponendo il ritorno nelle riserve in pieno inverno.

Obbiettivo dell’Esercito Americano erano proprio i due capi Sioux che si riteneva fossero nella zona del Fiume Bighorn, zona non permessa ai Nativi dal governo.

Toro Seduto

Toro Seduto era il capo di quella comunità Lakota. In realtà il suo nome era Bisonte Seduto e si dice avesse avuto una visione di “soldati che cadevano nel suo campo come cavallette dal cielo”.

La Danza del Sole

Una immagine di una Festa Del Sole del 1909

Ogni anno, Cheyenne e Sioux, celebravano il rito della Danza del Sole. Era la cerimonia più importante delle tribù che vivevano in quella zona e si svolgeva sempre alla fine della Primavera.

Anche quell’anno(1876) tutte le tribù Cheyenne, Lakota e Arapaho avevano lasciato le loro dimore nella riserva per unirsi tutti al Grande Toro Seduto in un enorme accampamento sulle rive del Little Bighorn.

Erano presenti anche i capi guerrieri Lakota Hunkpapa Cavallo Pazzo, Fiele(Capo Gall), Pioggia in Faccia e il capo Cheyenne Due Lune. Si stima che l’accampamento fosse popolato da 2500-4000 Nativi.

Fiele(Capo Gall)
Pioggia in Faccia
Due Lune

Verso Il Bighorn

Le informazioni che aveva il generale Terry erano che i Nativi fossero accampati nella zona del Bighorn. Ordinò a Custer di condurre una perlustrazione di quella zona per stabilire la posizione dell’accampamento. Il 22 Giugno il 7° Cavalleggeri partì per la missione.

Gli ordini però non erano precisi e davano ampia possibilità a Custer di prendere iniziative personali. Custer aveva già avuto esperienze di contatto con gli indiani ed era conosciuto per aver condotto la Battaglia del Washita nel 1868.

In base alle sue elaborazioni pensava che se si fosse impadronito dell’accampamento catturando donne, vecchi e bambini avrebbe indotto i guerrieri alla resa. Avrebbe avuto ragione ma non aveva idea dell’ampiezza dell’insediamento che avrebbe trovato.

Bandiera del 7° cavalleggeri della battaglia.

La Battaglia di Little Bighorn

Quando erano ancora a 25 Km. dal villaggio, Custer divise il reggimento in 4 colonne. Ai colonnelli Benteen e Reno assegnò 3 compagnie a McDougall una compagnia che doveva tenere le salmerie e lui stesso guidò le restanti 5 compagnie.

Benteen doveva perlustrare le colline e attaccare qualsiasi cosa che si muovesse. Era un ordine un po’ vago ma Benteen fu il primo a distaccarsi.

Custer e Reno dovevano percorrere in parallelo sulle due rive del Little Bighorn per raggiungere l’accampamento su 2 lati e attaccarlo contemporaneamente. In precedenza il villaggio era stato avvistato da lontano dagli scout Crow che avevano riferito di un enorme accampamento, ma quando Custer salì a vedere la visibilità non consentiva di fare la solita valutazione. Ordinò comunque una marcia forzata per raggiungerlo il più presto possibile.

Reno arrivò prima nelle vicinanze dell’accampamento e, nonostante le colonne fossero molto distanti tra loro, attaccò come gli era stato ordinato trovando una forte resistenza che lo costrinse ad appiedare i cavalieri e a riparare in un boschetto dove rimasero accerchiati ma ben difesi.

Il campo di battaglia

Custer divise in due parti la sua colonna continuando a dirigersi verso il fiume per attraversarlo. Quando arrivò in vista del villaggio si rese conto di aver bisogno di più uomini. Così mando il trombettiere John Martin(Giovanni Martini) a rintracciare la colonna di Benteen che doveva essere da qualche parte sulle colline.

Il trombettiere, italiano e da non molto in America, non aveva un’idea chiara sul da farsi ma partì comunque. Fortunatamente, per lui, dopo 25 minuti incontrò la colonna di Benteen che si avviò al trotto verso Custer ma dopo 20 minuti avvistò la colonna di Reno che era assediata dai Nativi e si diresse in suo aiuto.

Nel frattempo Custer aveva ingaggiato battaglia dirigendosi verso un guado per entrare nel villaggio. I Nativi di Fiele gli impedirono la manovra costringendolo a ritirarsi sulle alture ma da Nord arrivarono Cavallo Pazzo, Due Lune e Pioggia in faccia che lo accerchiarono.

Il combattimento durò circa 25 minuti. Alla fine i 211 del 7°Cavalleggeri di Custer erano tutti morti, altri 57 uomini erano caduti nella colonna di Reno che riuscì a resistere per l’aiuto di Benteen e col successivo arrivo di McDougall. Riuscirono a ritirarsi solo il giorno dopo.

Little Bighorn memorial obelisk

In Memoria di tutti i Nativi Americani e di tutti gli altri popoli sterminati in nome del progresso.

Fonti: Wikipedia.it e Wikipedia.en