Giovedì 10 febbraio si celebrerà il “Giorno del Ricordo” ovvero il ricordo delle stragi di italiani compiuti nell’autunno del 1943 e, successivamente, nella primavera del 1945 da parte delle forze dell’esercito di liberazione jugoslavo agli ordini di Josip Broz, detto Tito.
Non fu soltanto un’operazione di vendetta nei confronti di coloro che avevano gestito il potere in quei possedimenti italiani e che appartenevano alla burocrazia militare e amministrativa del regime fascista.
Fu una vera e propria rappresaglia contro tutti gli italiani che abitavano in quei luoghi che costrinse circa 250 mila italiani a emigrare in Italia oltre ad altri almeno 30mila croati e sloveni che non condividevano il regime che andava instaurandosi sotto il controllo di Tito.
Riguardo agli italiani fu lo stesso Tito che, avendo dei dubbi sull’opportunità di continuare a tenere gli italiani nella futura Jugoslavia, ordinò l’espulsione generalizzata e l’eventuale uccisione di tutti i potenziali “Nemici del Popolo”, termine di cui aveva già fatto uso Stalin durante le sue tristi quanto ormai famose epurazioni degli anni ’30.
Gli italiani autoctoni potevano rappresentare, per Tito, una minoranza che, col tempo, sarebbe potuta diventare scomoda per il regime comunista e panslavista che si andava formando.

Una pagina di storia che è stata tenuta ai margini per molti decenni da tutti i governi coinvolti nella vicenda e che sono riaffiorati più insistenti dopo la caduta del socialismo reale in tutto l’est Europa.
Il Giorno del Ricordo commemora quei 5000 italiani di qualsiasi orientamento politico che caddero nelle Foibe della Venezia Giulia e dell’Istria, che morirono nei campi di concentramento jugoslavi e tutti coloro che furono costretti a lasciare la loro terra d’origine solo per il fatto di parlare la lingua italiana.
E’ una commemorazione italiana in onore alle sofferenze di altri italiani. Un’occasione per riflettere e finalmente fare i conti sul nostro passato.