Russia, tre secoli di dominio assoluto.

…vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché contraddirlo.

Etienne de La Boetie, Discorso sulla Servitù Volontaria

Sono ormai tre secoli che la Russia è dominata da un governo assoluto. Nel 1721 Pietro I, il Grande, considerato a tutt’oggi eroe nazionale, istituì l’Impero Russo.

Pietro I di Russia in un ritratto di Jean-Marc Nattier

Dopo quasi due secoli, nel 1917, sorse un nuovo Impero, quello Sovietico, che come tratto di discontinuità istituì le Repubbliche Sovietiche ma il dominio assoluto continuava a persistere e si estese su tutta l’Europa Orientale.

Lenin in un iconico discorso nel 1920

Dal 1991 parve che la situazione potesse cambiare iniziando un faticoso percorso verso la democrazia. Per la presidenza Eltsin ci furono libere elezioni che lo confermarono per due volte.
Al tempo stesso Eltsin propose un surrogato delle vecchie repubbliche sovietiche istituendo la Comunità degli Stati Indipendenti(CSI). La repubbliche baltiche non vi aderirono e l’Ucraina, che vi partecipò quale spettatore esterno, è fuori dal 2014.

Putin, da 22 anni, domina la scena russa. Non si parla più di CSI ma di Federazione Russa e, sebbene Putin sia stato eletto in elezioni successive, si parla di regime autocratico e la sua federazione è una sorta di fotocopia della vecchia Unione Sovietica guidata da un nuovo Zar.
Le libertà fondamentali sono ridotte al minimo della garanzia della esistenza in vita del suo popolo, l’importante è non avere un pensiero che si scosti minimamente da quelli che sono i dettami di regime.

Il sogno di una libera democrazia è stato congelato nel freezer del nazionalismo nostalgico del perduto impero.
Un po’ come quel solito sentimento ha portato alla Brexit, certo con risvolti meno drammatici, così oggi il popolo russo, in maggioranza, plaude all’Operazione Speciale Militare.
“E così gli uomini che nascono con il giogo sul collo, nutriti e allevati
nella servitù, senza sollevare lo sguardo un poco in avanti si accontentano
di vivere come sono nati, e non riuscendo a immaginare altri beni e altri
diritti da quelli che si sono trovati dinnanzi prendono per naturale la
condizione in cui sono nati.”

Diceva E. de La Boetie nel suo Discorso sulla Servitù Volontaria. Scritto intorno alla metà del XVI secolo è ancora attuale, purtroppo.

Ce lo conferma Margarita Simonyan, giornalista di stato, col suo apologo contro la libertà di stampa. Quel «Nessuna grande nazione può esistere senza il controllo sulle informazioni» ci dice quanto sia necessario per un regime convincere l’opinione pubblica della necessità di una guerra per risollevarla da un possibile ripensamento sulla propria condizione.

Kremlin.ru, Маргарита Симоньян и Владимир Путин, CC BY 4.0

Per far sì che il proprio popolo non sia distratto in larga misura, alle singole voci fuori dal coro ci pensa l’FSB(ex KGB), ogni tanto, ci vuole una guerra che risvegli dal sonno quel nazionalismo che rischia di assopirsi e quella voglia di tornare a essere una potenza mondiale di cui si sta perdendo il ricordo.
Le due guerre in Cecenia, quella in Georgia e oggi in Ucraina ci rendono edotti che la Russia, da quando è caduta l’Unione Sovietica, ha condotto guerre durante tutto il suo cammino fino ai giorni nostri.
Secondo il Committee to Protect Journalists, in Russia dal 1992 al 2022, i giornalisti assasinati sono 63, quelli incarcerati sono 62 e quelli scomparsi sono182. Un triste record per la Libertà di Stampa.

L’immagine dopo il titolo è un’incisione di Francisco Goya del 1797 intitolato “Il Sonno della Ragione Genera Mostri”.