Il 13 aprile 1943, nella foresta di Katin in Russia, i tedeschi trovarono delle fosse comuni in cui erano sepolti circa 4000 ufficiali polacchi.

La Verità viene a galla
Già durante il 1989 alcuni studiosi russi avevano ammesso le responsabilità dell’Unione Sovietica sul ritrovamento delle fosse comuni di Katin.
Nel 1990 Michail Gorbacev porse formalmente le sue scuse al governo polacco e rese note altre due località dove erano state sepolte le vittime di questo assurdo eccidio, Mednoe e Pjatichatki.
Nel 1992 Boris Eltsin fornì ai polacchi dei documenti top secret nei quali si leggeva la proposta di Lavrentij Pavlovič Berija del 5 marzo 1940, firmata da Stalin, della soppressione di 25700 polacchi detenuti nei campi dell’NKVD di Kozel’sk, Ostaškov e Starobelsk e di alcune prigioni della Bielorussia e dell’Ucraina occidentali.
Al documento era allegata una nota del 3 marzo 1959 di Aleksandr Šelepin a Nikita Chruščëv, con informazioni sull’esecuzione di 21.857 polacchi e con la proposta di distruggere i loro archivi personali.
I Fatti
Dopo l’invasione della Polonia da parte dei Russi in concomitanza con quella nazista del settembre 1939 erano stati catturati circa 4000 ufficiali e un gran numero di militari e cittadini polacchi che erano stati rinchiusi nei già citati luoghi di prigionia.

Un Crimine Programmato
Per completare l’opera furono anche arrestati altri 4000 ufficiali riservisti che, come era noto a quei tempi, erano tutti laureati. L’idea era quella di sottrarre il maggior numero possibile di futuri quadri dirigenti alla Polonia.
Furono così istituiti i campi di detenzione di Kozel’sk, Ostaškov, Starobelsk, Juchnov e Grjazovec che accolsero gran parte dei prigionieri. Gli altri furono distrbuiti in prigioni della Bielorussia e dell’Ucraina occidentali.
Il 5 marzo 1940 arrivò l’informativa che prevedeva la soppressione di circa 25000 polacchi in cui erano compresi tutti gli 8000 ufficiali.
L’Eccidio
Dal 3 aprile al 19 maggio 1940 circa 22.000 prigionieri di guerra furono assassinati: circa 6.000 provenivano dal campo di Ostaškov, circa 4.000 da Starobelsk, circa 4.500 da Kozel’sk e circa 7.000 dalle parti occidentali di Ucraina e Bielorussia. Solo 395 prigionieri si salvarono: furono portati al campo di Juchnov e quindi a Grjazovec.
Le esecuzioni avvenivano in prigioni vicino ai campi tramite un colpo alla nuca con pistole Walther PPK che al tempo erano in dotazione all’esercito e alla polizia tedesca.
Un crimine organizzato in tutti i suoi dettagli che sarebbe rimasto nascosto per molto tempo se alcuni contadini russi non avessero indicato ai tedeschi quelle fosse nella foresta di Katin nel 1943.
Ci sono voluti, comunque, 50 anni per scoprire i veri autori di quello che i polacchi considerano un vero e proprio genocidio.